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Paragrafo 3 . Dagli Stati Generali alla presa della Bastiglia.

     
Il  5  maggio  del  1789, a Versailles, si tenne la seduta  inaugurale
degli  Stati Generali. I 578 delegati del terzo stato erano  tutti  di
estrazione  borghese;  si  contavano  infatti  duecento  avvocati,  un
centinaio tra commercianti e finanzieri,

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circa  cinquanta  proprietari terrieri e alcune  decine  di  medici  e
scienziati;  del tutto assenti erano gli artigiani, i  contadini  e  i
lavoratori  salariati. Molti dei 291 rappresentanti  del  clero  erano
parroci, in gran parte favorevoli alle rivendicazioni del terzo stato.
Circa  90 dei 270 aristocratici erano di orientamento "liberale",  tra
questi il marchese di La Fayette, reduce dai successi conseguiti nella
guerra d'indipendenza americana.
     In  presenza di tali schieramenti la questione cruciale fu subito
quella delle procedure di votazione. I rappresentanti del terzo stato,
dopo vari ed inutili tentativi di ottenere riunioni congiunte dei  tre
ordini  e  voto  per  testa,  il 17 giugno  1789  si  autoproclamarono
Assemblea  nazionale,  unica  legittima  rappresentante  di  tutta  la
nazione.
     Giungeva  cos  alla  sua  prima  concreta  applicazione   quanto
richiesto   dai  cahiers  pi  avanzati  e  dal  Sieys;  fu   proprio
quest'ultimo ad elaborare la mozione approvata dalla assemblea del  17
giugno:  "Questa denominazione di Assemblea nazionale    la  sola  ad
essere  adatta allo stato attuale delle cose, sia perch i membri  che
la  compongono  sono i rappresentanti legittimamente  e  pubblicamente
riconosciuti  e  verificati,  sia  perch  essi  sono  stati  delegati
direttamente dalla quasi totalit della nazione, sia infine perch  la
rappresentanza  essendo una e indivisibile, nessuno dei  deputati,  da
qualsiasi  ordine  o  classe  sia  stato  scelto,  ha  il  diritto  di
esercitare  le  sue funzioni separatamente dalla presente  assemblea".
Era  una decisione rivoluzionaria: gli Stati Generali, privi di potere
e  specchio  di  una societ medievale rigidamente divisa  in  ordini,
diventavano  un organo di rappresentanza effettiva, espressione  della
volont di tutta la nazione.
     Di  fronte  ad  un  fatto di tale portata era inevitabile  che  i
difensori  del  vecchio  sistema politico,  il  sovrano  e  le  classi
privilegiate, si unissero, dimenticando i precedenti contrasti. Il  re
continu  ad imporre riunioni separate dei tre ordini e fece  chiudere
la  sala  dove si riuniva l'Assemblea nazionale. I rappresentanti  del
terzo  stato, cui si erano nel frattempo uniti i nobili pi illuminati
e un folto gruppo di esponenti del basso clero, si riunirono allora in
una  vicina palestra adibita al gioco della pallacorda, una specie  di
tennis, e l, il 20 giugno del 1789, sottoscrissero un giuramento  che
non  lasciava  dubbi  sulle loro intenzioni:  "L'Assemblea  nazionale,
considerando che  chiamata a stabilire la costituzione del regno,  ad
attuare  una  riforma dell'ordine pubblico e a conservare  i  princpi
della  monarchia, afferma che nulla pu impedirle di proseguire  nelle
sue  deliberazioni in qualunque sede sia costretta a riunirsi,  e  che
infine  ovunque  i  suoi membri sono riuniti l si  trova  l'Assemblea
nazionale. Decreta che tutti i membri di questa Assemblea presteranno,
seduta  stante, giuramento solenne di non separarsi pi, e di riunirsi
ovunque  le  circostanze  lo  rendano  necessario  fino  a  quando  la
costituzione del regno sia stabilita e fondata su stabili basi; e  che
il suddetto giuramento essendo prestato da tutti e da ciascun deputato
personalmente, essi confermeranno questa decisione irrevocabile con le
loro firme".
     La  reazione minacciosa del re, che ribad le regole tradizionali
e  fece affluire truppe a Parigi pronte ad intervenire, non ebbe alcun
effetto;  di fronte alla fermezza del terzo stato e dei suoi  alleati,
ai  quali  si  erano aggregati tutti i rappresentanti del clero,  alla
fine   di  giugno  il  sovrano  ordin  anche  ai  nobili  di   unirsi
all'Assemblea  nazionale, che il 9 luglio assunse la denominazione  di
Assemblea nazionale costituente.
     
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     A  pochi  giorni di distanza dalla proclamazione della  Assemblea
nazionale costituente, il sovrano, spinto dai nobili, dai cortigiani e
dalla stessa regina, licenzi il Necker e form un governo composto da
tradizionalisti.  Contemporaneamente  truppe  fedeli  alla   monarchia
venivano  concentrate attorno a Parigi. Di fronte a tali  eventi,  nei
quali   si   intravedeva   una  minaccia  per  l'Assemblea   nazionale
costituente,  a  Parigi  si  form una  milizia  borghese,  pronta  ad
intervenire  contro  eventuali iniziative del sovrano.  Nel  frattempo
l'aggravamento della crisi economica aveva fatto crescere l'agitazione
popolare;  la  notizia  del  licenziamento di  Necker,  avvenuto  l'11
luglio,  fece  precipitare la situazione: il 12 e il 13 luglio  inizi
una  sommossa  popolare  e il 14 la folla attacc  la  fortezza  della
Bastiglia,   adibita  a  carcere  per  i  prigionieri   politici.   La
guarnigione apr il fuoco, provocando un centinaio di morti,  ma  alla
fine  fu costretta a cedere. La Bastiglia venne rasa al suolo nel giro
di un anno.
     L'insurrezione  di  luglio  segn  la  comparsa  di   una   nuova
componente rivoluzionaria, quella popolare e democratica, intenzionata
a  chiedere pi avanzati mutamenti politici ed economico-sociali. Tale
aspirazione  si  esprimeva per il momento con agitazioni  spontanee  e
disordinate,  non  ancora  sostenute  da  una  precisa  ideologia,  ma
suscitava  comunque  la  preoccupazione della borghesia.  Quest'ultima
pertanto  si  trovava  a  dover soddisfare due esigenze  contrapposte:
doveva  infatti conservare l'appoggio delle forze popolari,  senza  le
quali  non era possibile fronteggiare le minacce controrivoluzionarie,
e allo stesso tempo frenarne la spinta, per mantenere il controllo del
processo  rivoluzionario  e  del nuovo  sistema  politico  che  andava
delineandosi.
     I  primi  organi  che si formarono a Parigi dopo  l'assalto  alla
Bastiglia,  e con i quali venne avviato lo smantellamento del  vecchio
apparato  politico-istituzionale, furono diretti  da  esponenti  della
borghesia: a capo della municipalit fu posto Jean-Sylvain Bailly, uno
scienziato   di  orientamento  moderato;  il  comando  della   guardia
nazionale,  una  milizia  armata composta da volontari  incaricati  di
respingere i tentativi reazionari, ma anche di tenere sotto  controllo
le  forze popolari, venne affidato al marchese di La Fayette. Analoghe
decisioni vennero prese nelle altre citt francesi.
